venerdì 15 aprile 2011

In una serata imprevista

Comincio toccandomi i capelli. Una volta, due, tre. Di seguito senza fermarmi, provo l'irrefrenabile esigenza di spettinarmi quasi, assentandomi.
Poi mi accorgo che i commensali mi guardano, curiosi, naturalmente sorpresi.
Non è da galateo.
Comincio a guardare il mio abito, penso sia troppo corto, ma no...
É un palloncino. E' normale che si accorci da seduta.
Stai tranquilla, non sei inopportuna.


Poi mi guardo intorno. La discussione sembra interessante. Annuisco prima a destra, poi a sinistra, anche di fronte, ma nessun argomento lo seguo per bene perchè la testa va altrove. Oltre il mare.

Mi chiedono il prezzo di una stanza, che studi faccio, che lavoro faccio e quanto peso. No scherzo, quello no. Soltanto un'adeguata e cordiale presentazione.
E parlo anche di tennis.


Poi il tipo accanto fa una sorta di complimento mal riuscito alla mia amica. Lei ne sfugge, garbata e netta.
Anche lei sembra presente, ma non lo é; pensa a quando quella voce, tra qualche minuto, le scalderà l'anima. E dei presenti, nessuno avrà più importanza.


Il cameriere interviene disturbato dal dolce andato a male denunciato, mi imprime con forza la sua opinione, dopo che con immenso sacrificio l'ho anche mangiato, per non fare la scortese. Ma era veramente orribile. Può darsi che stanotte faccia compagnia al lavandino, tra un rigurgito e l'altro.
E devo ringraziare il commensale curioso del mio dolce, affinché il supplizio finisse. Non ero l'unica dai gusti pertinenti.

Poi lei, la faccia più gioiosa mai conosciuta, che intrattiene più commensali contemporaneamente e distrattamente, capace di guardare a destra, parlare con chi le sta di fronte, e far gesti intervallando la discussione a qualcuno seduto a lato, inventandosi uno scherzo.
Il multitasking dello spirito.

E torno a toccarmi i capelli, accarenzandone lentamente le radici, per stimolare l'immaginazione ed inventarmi, in questa carrellata di sguardi non manifesti, una storia che mi rimanga stretta, piacevole e familiare.
E poi un ricordo di quanto conta un bicchiere di vino in mezzo a pochi amici e molti amabili sconosciuti.
In una serata imprevista.
Di uno sguardo, si fa una storia.
Manco l'avessi bevuto tutto 'sto bicchiere.

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