mercoledì 20 luglio 2011

Un racconto al cianuro

In una serata invernale, rivedo una cara amica in un bar.
La rincontro dopo anni ma la trovo sempre uguale. La stessa faccia, lo stesso sorriso, lo stesso modo affannato di raccontarmi le cose belle della sua vita.
Nel giro di pochi minuti sembra che questi lunghi anni non siano mai trascorsi, lei, chiacchierona instancabile comincia il racconto di una storia d'amore coinvolgente, appassionante, come quella dei film che finiscono sempre per farmi piangere a dirotto.
Io, curiosa e impicciona, assetata dei dettagli delle storie che funzionano - a discapito delle mie che invece sono sempre visceralmente tormentate - ascolto ogni dettaglio, la incalzo con domande sempre più intime, quasi come se volessi toccare anch'io questa gioia.
Parte la narrazione dal corteggiamento che ha ricevuto, da quelle lettere infinite, da quei giorni senza mai udirsi. La magia della scrittura conserva il fascino del non detto, del non palesato, del sussurrato presente assoluto e costante. Passano dieci minuti e Non vedo l'ora che il racconto finisca. Immagino già il finale. E corro a prenderei fazzoletti. Ho le lacrime pronte, riscaldate.
Continua la narrazione aggiungendo gesti, movenze, le mani si agitano come ventagli, la trovo pero' nervosa, quasi come se mentisse a se' stessa. Sembrava incredibile un corteggiamento così riservato, parsimonioso, così delicato. Non e' del nostro tempo. Penso subito che lei si stia un tantino allargando.
Racconta l'evoluzione di questo avvicinarsi gradualmente, col timore di risolvere tutto in una grande bolla di sapone. L'amore non e' mai contento. E che palle, aggiungerei.

Arriva ad oggi, alla relazione che vive con quest'uomo, investita dai gesti ottocenteschi, quelli dettati dalle intese mentali, dominate da sibili, senza chiacchiere.
La relazione oggi riempie i suoi giorni, lei e' felice,ama quest'uomo perdutamente. Hanno vissuto tanti momenti toccanti,qualcuno me lo racconta, qualcuno no. E quando mi racconta il momento felice comincio a credere che se lo stia inventando.
Sembra tutto troppo facile. Tutto troppo scontato.
Tutto troppo irreale. Le persone litigano, ogni tanto. Ogni tanto si sbagliano, non si capiscono, si intrecciano in discussioni sterili.
Le persone che stanno insieme malgrado s'amino molto si lasciano.
Si minacciano di sfuggire al loro destino. E loro invece no.
Secondo questa mia amica la relazione era stabilmente fondata sul sacro principio dell'amore, per cui ogni cosa che accade nel mondo delle persone, accade solo in quel momento.
L'amore e' la dimensione dell'oltre, mi disse.
Sorpassa. Supera. E' senza tempo. Vince. Puo'.
Porca miseria! Stavo diventando invidiosa di questa sicurezza spavalda!

Altrimenti non potrebbe nemmeno immaginarsi eterno, continua, infierendo sulle mie famose storie, ballerine, senza criterio, incoscienti, volubili, spesso suicide. Ed esiste la gente che si ama in eterno, almeno finche' finisce il nostro tempo, aggiunge, dopo una lunghissima pausa.

Ad un certo punto conclude la sua storia. Si sposa. Ecco, lo sapevo! Scatta la lacrimuccia. Che sfigata, mi parte la commozione solo al racconto di un momento felice di un'amica che non vedo da anni. Devo veramente essere diventata insopportabilmente romantica.
Poi mi svela un segreto, sorridendo, qualche crisi c'è pure stata. E certo, dico tra me e me, non poteva mica essere vero! La perfezione non esiste, quasi godo da questa ultima affermazione. Mi fa sentire "normale" nella mia agonia.
Mi disse Che il suo compagno le dedico mille canzoni, mille poesie, mille frasi d'amore, e le chiese di sposarlo dopo una furibonda litigata.
Wooooooow, il mio sogno! E non scherzo affatto!!!
Dai litigi si sprigiona un'energia negativa talmente forte che abbatterla con l'estremo opposto e' il segno più grande ed evidente di un amore dell'oltre.
Le disse, urlando come un matto: sí, ti ho scelta!!! Nella misura in cui cambi!

Ok. Dentro me si apri uno squarcio lungo un chilometro.
E dentro lei si apri la ferita per il fallimento annunciato del su matrimonio.
Ma quella parvenza di felicita' resto' nell'aria per tutto il tempo.
Era così piena di questo grande amore che, rendere udibile la riflessione rispetto all'impossibilita di un amore sano legato alla mutazione, non ebbi il coraggio di proferire parola. Le diedi un grande abbraccio, piangendo insieme a lei, un Po per gioia, un Po per disperazione. Lei scommetteva sul suo annullarsi.
Lui sul tradirla quanto prima, inevitabilmente.
Mi sono sentita subito meglio. Malata, turbata, scettica e severa ma serena.
Sebbene i miei rapporti siano spesso affetti da sindromi strane, buchi vertiginosi di rabbia e desolazione, so quando smettere di illudermi. Prima o poi ci arrivo, coi miei tempi.
C'é gente invece che preferisce tacere. Accudire un amore muto. Quasi morto.
E allora meglio il mio amore.... Psicopatico.
Che parli, dica sempre, gridi con veemenza la sua insoddisfazione. Costi quel che costi.
Di questi amori imbevuti di cianuro ne ho fin sopra i capelli.
E di questi matrimoni, cui le fedi sono forgiate col ferro, senza oro ne brillanti.

domenica 17 luglio 2011

Scelgo sempre la boa

Dico sempre che in mezz'ora riuscirò a dire qualcosa, scrivendo.
Sono le 19,23 di una domenica pomeriggio isolana, il sole ha battuto forte su tutta la costa. Non mi ha preso, vi rassicuro. Ma mi ha fatto pensare. Il sole mi fa sempre pensare quanto sia meglio stare all'ombra e ancora... Pensare.
Ho pensato che a questo punto devo prendere una via, non posso ancora una volta aspettare la mossa di altri. Ho pensato che ho l'eta per prendere una strada e non voltarmi più indietro.
Ho pensato che con le mie turbe mentali non andrò molto lontano restando ferma. Per questo ho deciso che sarò io a dettare le regole del mio futuro. Sarò io a valutare, a giudicare, chi e come, quando, cosa fare. Vi sembrerà naturale. Eppure per chi, come me, vive la dimensione doppia e non come unita in un unica possibile via e' un dramma ogni giorno scegliere di fare qualcosa.
Oggi potevo scegliere di non essere qui. Ieri potevo invertire la rotta, fermarmi al casello. Ammirando lo scorcio dello stretto e restare li, a meta'. Perché arrivare qui e osservare il gambero, degustarlo lentamente, sapendo che sapore ha prima di assaggiarlo, non fa che farmi rivalutare ogni metro che compio, insaziabile e ostica.
Il mare qui ha sempre un colore diverso. Ma nessuno di questi assomiglia a quello dentro. Ci sono varianti di blu, profondo e tetro, a largo delle mie paure, varianti di azzurro e celeste, pulito, puro, saturo, conosciuto. E poi ci sono sfumature di verde, trasparente, tropicale, come macchie sul leopardo dell'oceano.
Il mare mi ha sempre intimato l'arresto dei miei intenti. Perché imponderabile e immenso sottolinea la mia inutilità. Queste varianti non fanno che aumentare la severità del mio delineare spazi e confini ponderabili. Il mio oltremare lo scovo dentro.
Non lo guardo naufragare, in mezzo alle onde alte e indomite, non lo guardo allontanarsi, insieme a tutti quei perché.
Avevo promesso di dire qualcosa. Forse non so più cosa.
Il mare mi distrae. Mi aliena, mi trascina dove non potrei arrivare da sola.
Ed e' questo che più di ogni altra cosa mi irrita: non poter vedere la fine.
Sono brava solo a scegliere strade: esaminare bivi, diagnosticare in maniera netta una soluzione, scomoda e dolorosa, ma una soluzione. Sono brava quando vedo affondare l'obiettivo, prima di giungergli accanto e essere inghiottita, e spingo giù, per non farmi vincere.
E finora ho scelto sempre la boa. La sicurezza che galleggia c'e' sempre, ma corro il rischio di perdere il pesce più saporito dell'oceano.

venerdì 8 luglio 2011

La passeggiata dei non-sense

Racconterò di te, un giorno, quando non avrò più l'impeto di rinnegarti e accettero', malvolentieri, di aver sbagliato.
Racconterò di te, un giorno, quando con malizia avro' smesso di aspettare le tue scuse, quando non avro' più la sensazione di essere in credito.
Racconterò di te, un giorno, quando tutte le parole che ho composto finora diventeranno noiose e avro' da dire mille cose, tutte nuove, insolute.
Racconterò di te, un giorno, quando espierò la colpa dell'aver taciuto a me stessa errori grossolani e pericolosi, giochi volti al rilancio sulla quota a perdere della mia gioventu'.
Racconterò di te, un giorno, alle mie amiche, ai miei parenti, che sempre hanno trovato una motivazione valida alle mie scelte, seppur osteggiate perche' difficili, protratte più per loro che per me.
Racconterò di te, un giorno, con parole calde, indomite, come alla ricerca di un vocabolario di tentazioni non vissute.
Racconterò di te, un giorno, perché tu, amica nell'inganno, hai trovato sempre il modo di offendere la mia sensibilita' ed invece ho tenuto fede a quell'integrita che oggi mi invidi.
Racconterò di te, un giorno, senza giudicarti vuoto, falsamente denso, trascurabile, perché solitamente perdono chi non può volare perché ha paura di sentirsi leggero rischiando di cadere.
E racconterò anche di te, un giorno, Quando non avrò più tempo per raccontare altro, perché conti soltanto quando nient'altro ha una luce prioritaria da accendere.
Racconterò un giorno di questi miei gesti sprecati, di queste allusioni alla gente solubile in un buon caffè' e poco dopo, poco altro.
Racconterò dei miei pensieri un giorno.
E quel giorno che e' già un domani impaziente, sara' l'oggi del mio esaurire parole vacue come queste, senza senso, cacciatrici di libertà e di sogni.
Quel giorno faro' una passeggiata tra i miei impossibili ricordi.