mercoledì 15 febbraio 2012

La figlia del vento

Come una scure, la roccia spezzava il Mediterraneo, di fronte a me, impavido e crespo.
Le strade deserte. Le case piccole, bianche e rosse, isolane. La gente fresca. Pulita.
Le porte a intervalli irregolari, come se nessuno avesse mai controllato altezze e larghezze di quelle aperture.
Dritto, dirimpetto, un cielo azzurro, confuso e immerso in un mantello d’acqua inquieto.
E un rumore, sottile, solo, romantico, dello sciabordio delle onde.
Grandi massi tenevano insieme le radure.
Il verde degli ulivi in terra, piegati, corti e bassi, colorava quei sentieri di selva indomita.
Il sole, al tramonto, era crudo: essiccava i miei occhi con una luce accecante.
E i rami degli alberi disegnavano in terra le linee dell’infinito.
Ombre calde, seducenti, come racconti.
Gli odori del tempo sembravano dolci e immobili. Fermi ad assaporare il creato.
La natura incolta di quel giorno mi rese un’identità.

La felicità del silenzio, prigioniero dei miei addii.
E non c’era niente intorno a me. Il vento. Sua figlia.

L’africa in fondo, sgranata, alla frontiera del mio immaginare.

lunedì 6 febbraio 2012

Per i vuoti del mio imbarazzo

Per i vuoti del mio imbarazzo, parlo senza dire.
E mi affanno a riempir di virgole e punti le frasi del pensiero.
Per i vuoti del mio imbarazzo, rido. E poi esagero.
Oltrepasso, consapevolmente, la linea dell'ironia e del sarcasmo.
Per i vuoti del mio imbarazzo fisso l'iride di chi mi guarda. Sperando che capisca.
Poi, sconfitta, fuggo dal dubbio.  
Per i vuoti del mio imbarazzo, esprimo con saccenza le mie opinioni.  Ostento saggezza.
Credendo che paventarsi certi lo faccia diventare veramente. 
Per i vuoti del mio imbarazzo, mi adatto alla mia debolezza.  
Come una linea retta tra milioni di linee rette, senza iperbole. 
Per i vuoti del mio imbarazzo mentre sfioro, tocco. 
Per i vuoti del mio imbarazzo, ogni immagine è tracotante di sogno.
Per i vuoti del mio imbarazzo, scrivere è come spogliarmi.
A render noto a tutti la mappatura dei miei nei, che tengo al riparo, dai piedi fino al collo, per scoprir l’incognito uno ad uno. E poi sorprendersi.
Per i vuoti del mio imbarazzo, non so amare le parole buone. 
Dico solo quelle dure perchè hanno il sapore.
Per i vuoti del mio imbarazzo, il suono delle sillabe non è la mia voce. 
Ma ne rimango prigioniera.
Come unica difesa a tutti i silenzi che vorrei dire senza dire, ma non posso.
Per i vuoti del mio imbarazzo.