"Mi piaci quando taci perchè sei come assente, distante e dolorosa come se fossi morta".
Neruda scrive una poesia e reitera un sentimento fino a farlo diventare assoluto.
Stringe a sé un concetto molto autentico, il sapore dell'esserci nell'assenza, il successo del silenzio nella distanza. L'appartenenza.
Questa citazione la rievoco spesso, riempie i miei pensieri quando cadono in solitudine, non tanto per la negatività che si evince, quanto perché antepone l'orgoglio di piacersi, interiormente, profondamente e silenziosamente a quello del dirimere ogni incanto nel dolore, nella morte. Nell'assoluto nulla.
Perché dopo non c'è niente.
Perchè se perdi questo slancio, poi, non ti resta che riempirti di te.
Sì, perché questo piacersi, questo appartenersi, questo dirigere emozioni nella distanza, nella non palese dimostrazione di alcunché, ha qualcosa di mistico, di particolare.
Sebbene esista persino l'estremo opposto. Chi alimenta un silenzio, forte e duraturo perchè non ha null'altro che il suo silenzio. In se stesso stima semplicemente il suo esistere, creatura egoista, compiacimento puro del vuoto.
Ricordo ancora altri versi di questa poesia e non son degna di rappresentarla, ma creo nella mia mente lo specchio di quella dichiarazione: "distante e dolorosa come se fossi morta". E d'improvviso torno al capoverso quando dice "Mi piaci quando taci" e lo ripete, tante volte, come se non fosse abbastanza certa, lei, di quanto piacere ci sia nel mero esserci per l'altro. Perché è tutto lì il senso, perchè là si nasconde il mistero, perché mi piace persino il tuo silenzio, il tuo non esprimerti. Semplicemente esisti.
Quale sentire è più forte di questo?
Quando non esprimi, nè in una parola, nè in uno sguardo, nè in una lettera, nè in una poesia, t'amo.
Persino in tua assenza, t'amo.
Nel silenzio più ruvido, più impervio, più ostile, nasce l'amore incondizionato; quel sentire pericoloso, coraggioso, incosciente, che non ha bisogno di stimoli, manifestazioni, spiegazioni. Esiste. A prescindere.
Quel piacersi senza dirsi nulla. Quell'esprimersi senza fiato. Coi respiri dell'assenza.
Ed è una di quelle condizioni così rare e così pericolose che farebbero bene, gli umani, a non esser tratti in inganno, nel concedersi a silenzi vuoti.
Bisogna lasciar spazio ai silenzi colmi, agli sguardi distanti, alle consapevolezze mute.
Perchè dirsi, dirsi, dirsi tutto non paga. Non svela e non protegge. Non arricchisce.
Perdersi piuttosto in quell'oblio chiamato onniscenza.
Perdersi e fidarsi.
Se soltanto tutti fossero capaci di esserci. E non accorgersi di nient'altro.
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