La dispersione delle parole.
Partono veloci, da un pensiero fugace e poi perdono la direzione. Non ricordo piú perché le ho pensate. Le parole sono la mia passione. Anche se vorrei conoscerne centinaia di più di quante facilmente ne usi.
Anche senza un metodo né un canale preciso nel quale imbucarle.
Mi incuriosisce la fotografia, la riproduzione puntuale del visibile. O la metafora colorata dell'invisibile agli occhi. Dottrine.
Il fuoco sul primo piano, descrive e riempie di senso il contesto, cosicché il secondo piano resti fermo, presente e distratto. A riempire di colori o di sfumature le figure.
Nelle fotografie con i primi piani spiccati, provo sempre a guardare il resto. L'evidente nasconde l'intento di omettere qualcos'altro?
Poi mi guardo intorno e provo a fotografare con la mente, decine di migliaia di particolari. Sfido la mia memoria a catalogare posizioni, sensazioni di un attimo, di una persona. E con quella fotografia in mente, chiara, netta e senza esitazione, penso alle parole adatte per dire di lei.
Poi scrivo. E potrei scrivere di qualunque cosa, per il mero esercizio di stile che tanto mi compiace. Non potrei fare la reporter. Né la cronista di mestiere.
Mi perderei nella descrizione minuziosa del tutto per perdere il centro.
Mi piace veder stampate le parole, sentire l'odore della carta, impregnarmi del bianco e del nero le dita sfogliando le pagine e guardare i colori che il progresso con maestria sfuma attorno alle notizie.
Innumerevoli caratteri singoli e forme sinuose su un piano pulito.
Come fosse la penna del mio futuro, scrive senza destinazione.
Mi piace sentir parlare di giornalismo. Mi piacerebbe conquistarne l'arte.
Ma conosco i miei limiti. Tantissimi.
In primis, la mia assenza di sintesi.
Conosco bene le mie elucubrazioni. Non posso in alcun modo giustificare il mio essere prolissa. Lo sono e a volte mi diverte esserlo.
E non mi piace rileggermi. Anzi, quando lo faccio, cambio spesso connotati ai miei pensieri, ne perdo spontaneità e natura indomita.
É la vanità di chi non sa cosa fare con le sue parole.
É l'egoismo, é la presunzione di potersi esprimere liberamente. In barba alle leggi grammaticali e a quelle relative all'essenziale comunicazione di qualcosa.
In questo elenco interminabile di narcisismi, mi piace raccontarmi.
Oggi vorrei pormi come intermediario eccentrico del sapere odierno.
Oggi vorrei parlar di moda. E domani vorrei scriver di politica.
Poi vorrei misurare l'affabilità della mia voce in radio ed infine vorrei anche specchiarmi in video, narrando le vicende locali.
Mi vedrei in un futuro qualunque, forse nessuno m'apparterrebbe.
Forse tutti, perché in tutti mi riconosco. In tutti mi sentirei gioiosa.
Ho riscoperto una passione. Comunicare. Comunicarmi.
Ho riscoperto l'anima delle mie ore, trascorse rapide, quasi a non accorgersi.
Avevo dimenticato quanto scrivere, o immaginare di farlo, mi appagasse.
Avevo dimenticato quanto desiderassi pormi come intermediario fedele e obiettivo della realtà in cui viviamo. Per costruire lo spirito critico che questa società da troppo attende. Passiva e silente gioventù di oggi.
E non per gestirne l'opinione. Ma per stimolare ad averne una.
Ho senz'altro sopravvalutato le mie potenzialità.
Scrivo per diletto, ma soltanto mio.
E sul web perché sono figlia di questo tempo. Lo ritengo lo strumento naturalmente estensivo della mia comunicabilità.
Ma non c'é notizia, non c'é dubbio. Faccio ancora da me, faccio ancora senza regole le mie pagine. Mi racconto con l'ennesima dispersione d'inchiostro trasparente.
mercoledì 28 settembre 2011
venerdì 2 settembre 2011
L'altruismo mal posto
Tratto con le rinunce quotidianamente.
Mi affido, ora per ora, a delle scelte altrui, impulsive, compulsive, distratte, disilluse.
E non mi rendo conto mai di quando smettere di credere.
Smettere di affidare ad altri la realizzazione dei miei desideri.
Certo non può chiamarsi egoismo. Ma altruismo mal posto.
Perchè di me non ho mai abbastanza stima. Perchè per me rimando a domani.
Perchè di me non ho rispetto. Perchè di me non sono abbastanza innamorata.
Perchè di me non ho gelosie. Non ho possesso.
E me l'aspetto dagli altri?
Smetterò, lo scrivo e lo farò. Smetterò.
Voi, spettatori increduli, ricordatemi quanto ho promesso.
Mi affido, ora per ora, a delle scelte altrui, impulsive, compulsive, distratte, disilluse.
E non mi rendo conto mai di quando smettere di credere.
Smettere di affidare ad altri la realizzazione dei miei desideri.
Certo non può chiamarsi egoismo. Ma altruismo mal posto.
Perchè di me non ho mai abbastanza stima. Perchè per me rimando a domani.
Perchè di me non ho rispetto. Perchè di me non sono abbastanza innamorata.
Perchè di me non ho gelosie. Non ho possesso.
E me l'aspetto dagli altri?
Smetterò, lo scrivo e lo farò. Smetterò.
Voi, spettatori increduli, ricordatemi quanto ho promesso.
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