Lungo quel silenzio cucivo il mio futuro.
Con tanti sogni e poche idee, fautrici di alternative ferme.
Immagini presuntuose, felici e volubili.
Alla finestra, esposta a ovest, un tramonto tra le tende sottili.
La fotografia della mia solitudine.
Le colline, sempre verdi, compagne di lunghe passeggiate.
I cavalli, i conigli, i cinghiali, le pecore. Gli odori della natura.
I rumori della selva.
L'ingenuità di una bambina.
Il disegno di una campagna rigogliosa, lo scarabocchio di una vita trascinata altrove.
Lontano, non abbastanza. Controvoglia.
E corro oggi, ancora, su colline esposte a nord.
Controvoglia. Quasi fosse il nome di un luogo di ritorno.
Rivolgo i miei pensieri a me. Mai paga.
Perchè cadano nell'inconsapevole oblio. Perchè riesca a dimenticarli.
Perchè risorgano ancora da quelle finestre, abili attrici, madri delle mie speranze.
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