Dico sempre che in mezz'ora riuscirò a dire qualcosa, scrivendo.
Sono le 19,23 di una domenica pomeriggio isolana, il sole ha battuto forte su tutta la costa. Non mi ha preso, vi rassicuro. Ma mi ha fatto pensare. Il sole mi fa sempre pensare quanto sia meglio stare all'ombra e ancora... Pensare.
Ho pensato che a questo punto devo prendere una via, non posso ancora una volta aspettare la mossa di altri. Ho pensato che ho l'eta per prendere una strada e non voltarmi più indietro.
Ho pensato che con le mie turbe mentali non andrò molto lontano restando ferma. Per questo ho deciso che sarò io a dettare le regole del mio futuro. Sarò io a valutare, a giudicare, chi e come, quando, cosa fare. Vi sembrerà naturale. Eppure per chi, come me, vive la dimensione doppia e non come unita in un unica possibile via e' un dramma ogni giorno scegliere di fare qualcosa.
Oggi potevo scegliere di non essere qui. Ieri potevo invertire la rotta, fermarmi al casello. Ammirando lo scorcio dello stretto e restare li, a meta'. Perché arrivare qui e osservare il gambero, degustarlo lentamente, sapendo che sapore ha prima di assaggiarlo, non fa che farmi rivalutare ogni metro che compio, insaziabile e ostica.
Il mare qui ha sempre un colore diverso. Ma nessuno di questi assomiglia a quello dentro. Ci sono varianti di blu, profondo e tetro, a largo delle mie paure, varianti di azzurro e celeste, pulito, puro, saturo, conosciuto. E poi ci sono sfumature di verde, trasparente, tropicale, come macchie sul leopardo dell'oceano.
Il mare mi ha sempre intimato l'arresto dei miei intenti. Perché imponderabile e immenso sottolinea la mia inutilità. Queste varianti non fanno che aumentare la severità del mio delineare spazi e confini ponderabili. Il mio oltremare lo scovo dentro.
Non lo guardo naufragare, in mezzo alle onde alte e indomite, non lo guardo allontanarsi, insieme a tutti quei perché.
Avevo promesso di dire qualcosa. Forse non so più cosa.
Il mare mi distrae. Mi aliena, mi trascina dove non potrei arrivare da sola.
Ed e' questo che più di ogni altra cosa mi irrita: non poter vedere la fine.
Sono brava solo a scegliere strade: esaminare bivi, diagnosticare in maniera netta una soluzione, scomoda e dolorosa, ma una soluzione. Sono brava quando vedo affondare l'obiettivo, prima di giungergli accanto e essere inghiottita, e spingo giù, per non farmi vincere.
E finora ho scelto sempre la boa. La sicurezza che galleggia c'e' sempre, ma corro il rischio di perdere il pesce più saporito dell'oceano.
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