Sapete che a volte mi addormento con la paura di non svegliarmi l'indomani? Un po' tremo di paura per un eventuale terremoto distruttivo improvviso, vivo sull'Etna, è comprensibile! Un po' tremo per il terrore di qualche ictus fulminante, ho perso degli amici così... Un po' tremo perchè ho paura di tutto. Credo di aver paura di vivere. Oppure è una grave ipocondria incurabile.
Cosa mi sia successo negli ultimi anni non saprei dirlo. Penso di aver scoperto il piacere della vita e di alimentare allo stesso tempo il terrore di perdere gli strumenti per raggiungere questo idillio. Penso di aver vissuto in regime di matrimonio senza aver mai portato una fede, una di quelle gialle con l'incisione dentro, sapete? Penso di aver vissuto un divorzio, tutto mentale. Penso di aver vissuto mille volte un innamoramento e nessuna mai l'Amore. Anche perchè altrimenti sarei già morta e vi scriverei dall'aldilà, lì soltanto avrei coscienza dell'Amore, quello per la vita. Penso di aver vissuto un lutto, di mia madre, un lutto che ancora non riesco a superare. Anche se non è mia madre, non è lei che se n'è andata senza dirmi "ciao". Penso di aver vissuto tanti tradimenti, e non parlo di quelli sentimentali, anche se ne ho commessi pochissimi e solo in adolescenza quindi senza alcun peso specifico nei tratti importanti della vita. Penso di aver vissuto queste esperienze al di sopra della mia possibilità di riassorbimento dei dolori.
Credo di essere ingolfata dalla negatività, dal disfattismo, dalla diffidenza.
Eppure non ero così. Non affidate certi cambiamenti all'età, vi prego. E' una delle banali giustificazioni a fenomeni che altrimenti non si spiegherebbero. Un carattere ha un suo profilo, una sua autonomia. Può senz'altro alterarsi, modificarsi, ma la crescita anagrafica non comporta nessun sviluppo specifico alla coscienza, al buon senso e al senso civico di ognuno di noi. Certi elementi umani sono più predisposti di altri all'evoluzione; a qualunque età si potrebbero riscontrare fenomeni di maturità precoce.
Non mi fregio di alcuna maturità e di nessuna consapevolezza. Dico semplicemente che ci sarà qualcosa di strano in me se ho vissuto tutto questo in appena 25 anni, non credete??? Ho fame di sapere. Ma non sono curiosa come gli altri, non sono arrivista nè particolarmente ambiziosa. Sono affamata d'esperienza in modo estremamente selettivo e crudo. Non mi interessa tutto, ma mi interessa molto e a fondo solo qualcosa. Ho fame di arrivare ad una verità. Una qualunque in grado di rassicurarmi: sul lavoro, sulla vita quotidiana, sui sentimenti. Ho fame di un adeguato confronto. Io mi guardo in giro, continuamente. Mi infervoro con forte desiderio di condivisione e pochissimi coetanei o compagni di generazione, di avventure, tengono il dibattito a lungo senza incappare in stupidaggini. Sono presuntuosa. Ho molta, troppa, stima del mio cervello. Mi sento un'eletta, soprattutto quando mi accorgo che tutto intorno a me subisce un moto passivo di tacita accettazione. Ogni vagito d'idea giovane si strumentalizza dietro icone d'apertura mentale inesistente, ci si infervora per cambiare l'Italia senza mai considerare che l'Italia siamo noi. Ci si infervora per cambiare il turismo, senza mai pensare che il turismo lo facciamo noi, lo creiamo e distruggiamo noi. In un baleno potremmo sovvertire la storia. Ma vince la paura. Vince il conformismo storico, radicato nella tradizione del silenzio. Vince il non fare, perchè non produce errori visibili. Vince la vecchia guardia. Senza proporre. Senza sbracciarsi e scendere in campo per difendersi da tutti. Fors'anche da se stessi, deboli esempi di una interiorità scadente. Sto facendo una gran minestra coi miei pensieri.
Ed è triste sapere che nessuno, al di là di questo schermo, saprà mai a cosa si riferiscono davvero le lettere che vedete qui trascritte. Vi sembreranno arrangiamenti di coscienze musicali già sentite. Un vecchio libro, un vecchio disco.
Forse dovrei parlarvi di cose più vicine, più tangibili: vedo il mio passato continuamente, mi insegue. Anzi, mi trascina con sè con sofferenza.
Vedo il mio presente opaco, professionalmente confuso, senza meta. Quasi senza obiettivo. Vedo una crescita come un grande scalone a chiocciola ed io che lo percorro saltando due scalini per volta, rischiando l'impatto frontale in caduta libera. Vedo profonda ignoranza. Vedo e tocco con mano la mancata percezione di questa minestra. Nemmeno dentro chi pensa di potersi mischiare a me. A quella routine che non ho e che provo a spezzare di continuo. Proprio perchè in questo vortice la noia è una malattia assicurata.
Nei propri pensieri a volte ci si annoia non poco. Si è stanchi di vedersi sempre uguali. Nonostante gli anni trascorsi, le esperienze acquisite.
E nulla cambia in realtà. Pensi sempre allo stesso modo. E sei spigolosa. Intrattabile, autoritaria. Non ti fidi nemmeno di te stessa, perchè mai dovresti affidarti ad altri??? Nemmeno l'amore e l'odio quanto più forti siano immaginabili, riuscirebbero mai a garantire la costanza di questo terribile sentire. Per cui non esiste un solo motivo per cui affidarsi. E scatta la solitudine. Non tanto il desiderio di restare soli, quanto il bisogno di estraniarsi da questi meccanismi. Non temo nulla. Nè separazioni, nè lutti, nè rancori. Temo la mia incapacità di essere serena. Stabile. Percettibile. Sono vulnerabile all'incapacità degli altri di scorgermi. Dietro quello che non dico. Dietro quello che urlo e che non mi viene riconosciuto. Sono debole di fronte all'incapacità di concedersi totalmente, integralmente. Mi si frantumano le vene in gola solo al pensiero di aspettare segni e certezze in bilico nella mente di qualcuno, qualcuno che non sa cosa sia la parzialità della vita.
E subisco l'innamoramento sempre. Ed è l'unica cosa che mi fa andare in estasi per pochi secondi. Non sono nata per spiegarmi, non conosco abbastanza parole; auguro alla mia anima di condividersi senza descriversi, perchè tutte le parole che oggi uso per dipingermi servono solo a dare un volto a chi vorrei essere.
Cosa mi sia successo negli ultimi anni non saprei dirlo. Penso di aver scoperto il piacere della vita e di alimentare allo stesso tempo il terrore di perdere gli strumenti per raggiungere questo idillio. Penso di aver vissuto in regime di matrimonio senza aver mai portato una fede, una di quelle gialle con l'incisione dentro, sapete? Penso di aver vissuto un divorzio, tutto mentale. Penso di aver vissuto mille volte un innamoramento e nessuna mai l'Amore. Anche perchè altrimenti sarei già morta e vi scriverei dall'aldilà, lì soltanto avrei coscienza dell'Amore, quello per la vita. Penso di aver vissuto un lutto, di mia madre, un lutto che ancora non riesco a superare. Anche se non è mia madre, non è lei che se n'è andata senza dirmi "ciao". Penso di aver vissuto tanti tradimenti, e non parlo di quelli sentimentali, anche se ne ho commessi pochissimi e solo in adolescenza quindi senza alcun peso specifico nei tratti importanti della vita. Penso di aver vissuto queste esperienze al di sopra della mia possibilità di riassorbimento dei dolori.
Credo di essere ingolfata dalla negatività, dal disfattismo, dalla diffidenza.
Eppure non ero così. Non affidate certi cambiamenti all'età, vi prego. E' una delle banali giustificazioni a fenomeni che altrimenti non si spiegherebbero. Un carattere ha un suo profilo, una sua autonomia. Può senz'altro alterarsi, modificarsi, ma la crescita anagrafica non comporta nessun sviluppo specifico alla coscienza, al buon senso e al senso civico di ognuno di noi. Certi elementi umani sono più predisposti di altri all'evoluzione; a qualunque età si potrebbero riscontrare fenomeni di maturità precoce.
Non mi fregio di alcuna maturità e di nessuna consapevolezza. Dico semplicemente che ci sarà qualcosa di strano in me se ho vissuto tutto questo in appena 25 anni, non credete??? Ho fame di sapere. Ma non sono curiosa come gli altri, non sono arrivista nè particolarmente ambiziosa. Sono affamata d'esperienza in modo estremamente selettivo e crudo. Non mi interessa tutto, ma mi interessa molto e a fondo solo qualcosa. Ho fame di arrivare ad una verità. Una qualunque in grado di rassicurarmi: sul lavoro, sulla vita quotidiana, sui sentimenti. Ho fame di un adeguato confronto. Io mi guardo in giro, continuamente. Mi infervoro con forte desiderio di condivisione e pochissimi coetanei o compagni di generazione, di avventure, tengono il dibattito a lungo senza incappare in stupidaggini. Sono presuntuosa. Ho molta, troppa, stima del mio cervello. Mi sento un'eletta, soprattutto quando mi accorgo che tutto intorno a me subisce un moto passivo di tacita accettazione. Ogni vagito d'idea giovane si strumentalizza dietro icone d'apertura mentale inesistente, ci si infervora per cambiare l'Italia senza mai considerare che l'Italia siamo noi. Ci si infervora per cambiare il turismo, senza mai pensare che il turismo lo facciamo noi, lo creiamo e distruggiamo noi. In un baleno potremmo sovvertire la storia. Ma vince la paura. Vince il conformismo storico, radicato nella tradizione del silenzio. Vince il non fare, perchè non produce errori visibili. Vince la vecchia guardia. Senza proporre. Senza sbracciarsi e scendere in campo per difendersi da tutti. Fors'anche da se stessi, deboli esempi di una interiorità scadente. Sto facendo una gran minestra coi miei pensieri.
Ed è triste sapere che nessuno, al di là di questo schermo, saprà mai a cosa si riferiscono davvero le lettere che vedete qui trascritte. Vi sembreranno arrangiamenti di coscienze musicali già sentite. Un vecchio libro, un vecchio disco.
Forse dovrei parlarvi di cose più vicine, più tangibili: vedo il mio passato continuamente, mi insegue. Anzi, mi trascina con sè con sofferenza.
Vedo il mio presente opaco, professionalmente confuso, senza meta. Quasi senza obiettivo. Vedo una crescita come un grande scalone a chiocciola ed io che lo percorro saltando due scalini per volta, rischiando l'impatto frontale in caduta libera. Vedo profonda ignoranza. Vedo e tocco con mano la mancata percezione di questa minestra. Nemmeno dentro chi pensa di potersi mischiare a me. A quella routine che non ho e che provo a spezzare di continuo. Proprio perchè in questo vortice la noia è una malattia assicurata.
Nei propri pensieri a volte ci si annoia non poco. Si è stanchi di vedersi sempre uguali. Nonostante gli anni trascorsi, le esperienze acquisite.
E nulla cambia in realtà. Pensi sempre allo stesso modo. E sei spigolosa. Intrattabile, autoritaria. Non ti fidi nemmeno di te stessa, perchè mai dovresti affidarti ad altri??? Nemmeno l'amore e l'odio quanto più forti siano immaginabili, riuscirebbero mai a garantire la costanza di questo terribile sentire. Per cui non esiste un solo motivo per cui affidarsi. E scatta la solitudine. Non tanto il desiderio di restare soli, quanto il bisogno di estraniarsi da questi meccanismi. Non temo nulla. Nè separazioni, nè lutti, nè rancori. Temo la mia incapacità di essere serena. Stabile. Percettibile. Sono vulnerabile all'incapacità degli altri di scorgermi. Dietro quello che non dico. Dietro quello che urlo e che non mi viene riconosciuto. Sono debole di fronte all'incapacità di concedersi totalmente, integralmente. Mi si frantumano le vene in gola solo al pensiero di aspettare segni e certezze in bilico nella mente di qualcuno, qualcuno che non sa cosa sia la parzialità della vita.
E subisco l'innamoramento sempre. Ed è l'unica cosa che mi fa andare in estasi per pochi secondi. Non sono nata per spiegarmi, non conosco abbastanza parole; auguro alla mia anima di condividersi senza descriversi, perchè tutte le parole che oggi uso per dipingermi servono solo a dare un volto a chi vorrei essere.
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