sabato 27 novembre 2010

Il privilegio di essere qualcun altro

Nei momenti di mancanza, di sconforto, provo una irresistibile sensazione di immedesimarmi nella vita di qualcun altro. Non per forza una vita migliore della mia, anzi, spesso provo a sprofondare, a precipitare, nell'inferno peggiore che conosco, nelle vite più disastrate di cui ho notizia. Nonostante questa manovra di fuga momentanea per trarre vantaggio e stimolo nell'affrontare la mia, difficilmente risorgo dalla difficoltà. Mi studio, mi analizzo e il peggior approccio alla vita altrui non risolleva la mia visione così cinica di questo infausto presente.

Tutto nasce dall'inconsistenza della mia soddisfazione. Fino a pochi mesi fa, se non addirittura pochi giorni, pensavo che la mia malattia fosse l'insoddisfazione. Era ben radicata, lucida, crudele, spudorata, era pronta a rinfacciarmi a tutte le ore del giorno e della notte, quanto io fossi fortunata e quanta fame ingiustificata avessi ancora, fame di avere, di ottenere, di arrivare. Questa fame che stupidamente i superficiali scambiano per arrivismo, si è trasformata, si è evoluta in una forma di tacito rincorrere una persona che non sono e che forse non sarò. Soltanto per il gusto di sentirmi "giunta". Riappacificata con me stessa. Con questa fame di tutto, con l'unico scopo di "riempirmi".

Oggi sento di me qualcosa di nuovo, a distanza di tante nottate passate nella dormiveglia riflessiva, scopro che la mia angoscia nasce dalla mancanza di consistenza delle mie soddisfazioni. La consistenza non è l'effettivo esistere di un lavoro, di una posizione, di una conquista, ma la consistenza è il suo essere tangibile in ogni istante, il suo essere scansionabile in mille frazioni di sostanza, del e nel presente che vivi. Ed invece la mia soddisfazione in tutti i reparti la sento evanescente. Sì, così, come acqua evaporata. La vedi di sfondo, sai che è sostanza, sai che è liquida, sai che è li, ma poi col tempoo la consapevolezza svanisce, evapora, nonostante quell'acqua nei tuoi ricordi era ferma lì.
La consistenza dei sogni, come delle soddisfazioni giornaliere, è nella sicurezza di essere, di avere, un amore, un'amicizia, una lacrima, un sentimento, una risata, un traguardo, un lavoro. La consistenza delle soddisfazioni è una patente per la felicità che possiedi sempre ma vedi di rado.
E' quello schema mentale su cui sai di poter contare. E' quella coscienza che sai di avere. Tutti i giorni.

La consistenza della soddisfazione della vita è quell'aurea, quell'accento rassicurante, quel bacio sicuro, quell'abbraccio scontato, quella cantilena che conosci a memoria, quell'intercalare noioso che intuisci prima che si pronunci, quella quotidianità che non desta sorprese. Quel mazzo di fiori, quel bacio perugina sotto la porta, quella rosa blu scontata e piena di senso. Quella cotoletta sottile perchè altrimenti non da gusto, quell'insalata verde, quella musica, quel manovrare utensili a memoria, quell'impastare senza guardare.
Ma la vera sorpresa della vita che vorrei sta nel non perdere la quotidianità. Chi non gode di questa certezza, chi non gode di questa consistenza di ricordi e di atti presenti e costanti, poco ha da raccontare, poco ha da condividere.
Spesso si ritrova a raccontare eventi finalizzati ad un futuro impalpabile, che scompare non appena appare.

In questo ritrovo la mia più grande qualità: fondermi nelle vite degli altri, rincorrendo il privilegio di essere qualcun alltro. Un qualunque altro essere che ami la quotidianità quanto me. Con l'oscuro che ci aspetta e la luce che ci illumina, banalmente, in tutti i giorni che ci restano.

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