Per i vuoti del mio imbarazzo, parlo senza dire.
E mi affanno a riempir di virgole e punti le frasi del pensiero.
Per i vuoti del mio imbarazzo, rido. E poi esagero.
Oltrepasso, consapevolmente, la linea dell'ironia e del sarcasmo.
Per i vuoti del mio imbarazzo fisso l'iride di chi mi guarda. Sperando che capisca.
Poi, sconfitta, fuggo dal dubbio.
Per i vuoti del mio imbarazzo, esprimo con saccenza le mie opinioni.
Ostento saggezza.
Credendo che paventarsi certi lo faccia diventare veramente.
Per i vuoti del mio imbarazzo, mi adatto alla mia debolezza.
Come una linea retta tra milioni di linee rette, senza iperbole.
Per i vuoti del mio imbarazzo mentre sfioro, tocco.
Per i vuoti del mio imbarazzo, ogni immagine è tracotante di sogno.
Per i vuoti del mio imbarazzo, scrivere è come spogliarmi.
A render noto a tutti la mappatura dei miei nei, che tengo al riparo, dai piedi fino al collo, per scoprir l’incognito uno ad uno. E poi sorprendersi.
Per i vuoti del mio imbarazzo, non so amare le parole buone.
Dico solo quelle dure perchè hanno il sapore.
Per i vuoti del mio imbarazzo, il suono delle sillabe non è la mia voce.
Ma ne rimango prigioniera.
Come unica difesa a tutti i silenzi che vorrei dire senza dire, ma non posso.
Per i vuoti del mio imbarazzo.
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