Cantano. Inneggiano al Signore. Sono le voci delle parrocchie in festa che sento qui accanto. Fa freddo qui. E' inverno. Lentamente scende la notte e la neve in lontananza colora d'opaco le vesti del vulcano.
Ed io sto ancora qui a pensare a Te. E' ancora di Te che parlo.
Ho pranzato ad Acitrezza, coi faraglioni e il sole in faccia. Ipotizzavo intenzioni postume, col vento che muoveva gli alberi, la tovaglia del ristorante accanto si alzava e si abbassava, a suon di fiati.
Parlo di Te anche se non ci sei più, anche se non mi senti parlar di Te, anche se non mi vedi parlar di Te.
Ed è quasi diventata un'ossessione. Un'espiazione.
Ieri, tra i fiori bianchi che quasi coprivano il tuo spazio, l'ennesima lacrima scende giù, a coprir di noia le mie parole inutili, a disturbare la quiete del tuo sorriso, fermo.
E tu raccomandi sempre la stessa cosa, quasi faccio fatica a distinguere quella raccomandazione dalla mia preoccupazione. Ero preoccupata per lui all'inizio, quando avevi ancora fiato per parlare e non parlavi, e sono preoccupata adesso che quel fiato tu vuoi darlo a me, come se io dovessi agire al posto tuo, come se dovessi riprendermi quella luce che non merito, che non immagino, che non vedo e non sento più da tanto.
Era un amore ingiusto. Sbilanciato e acerbo. Soltanto in Suo rispetto ho tolto la linfa. Ma era un grande Amore, rimasto in piedi per tanto tempo, senza artifici, spontaneo, con grandi principi, senz'altro un vero Amore. Quello che non passa nel tempo, rimane immutato, ed è il suo più grande pregio ed insieme il più grande limite; lo rende troppo fragile nell'evolversi. E tu lo sapevi. Per questo hai taciuto.
Tu mi chiedi di parlare. Mi chiedi di avvertire. Mi chiedi di allertare. E non so più se sei Tu a chiedermi questo nettamente o è la mia preoccupazione, la mia ansia per Lui adesso che Tu non ci sei più.
Non so se è nelle mani giuste e non so nemmeno se se ne rende conto.
Non so se sei ancora Tu a volermi mandare lì a smontargli ogni certezza assunta, oppure sono io che dubito continuamente della sua consapevolezza.
Non so se sei Tu che mi fai l'analisi del problema e mi chiedi di risolverlo, inconsciamente, oppure sono io che penso tra me e me; in quest'ultimo caso è ovvio il mio duro silenzio.
E finchè non ti avrò distinto perfettamente dalla mia anima, non potrò far nulla.
Per questo parlami, parlami senza timore che non capisca. Parlami chiaramente.
Onde evitare gravi intrecci, la confusione che distruggerebbe gli equilibri di tante persone inutilmente.
Torno li, tutte le volte, per sentirmi rassicurata, rinforzata, ringiovanita. Con Te lì, così vicina, sento ancora quella forza di far tutto dall'inizio, di prendermi la briga di scontrarmi, cadere e rialzarmi. Prendo coraggio nell'affrontare i dolori della mia giovane vita, perchè Tu sai quanti ce ne sono. Tu sai quanti ne nascondo. E a volte, nemmeno li nascondo, parlo al mondo per scoprire al meglio il limite della mia pazienza (come insegna un amico scrittore).
Chissà se sbaglio a disturbare il tuo sonno con quelle lacrime, postume, silenziose, schizofreniche.
Lui continua a ripetermi che non ho colpa se ho rispettato un silenzio di circostanza per tanti mesi, continua a dirmi che non avrei potuto far meglio e di più. Mentre Io ancora non mi perdono.
"Chissenefrega" se pensavi a qualcosa che non c'era; se quel gesto ti rendeva felice, avrei dovuto farlo. "Chissenefrega" se qualcuno storceva il nasino, appena giunta, quasi come fosse un appalto della vita mancato. "Chissenefrega" se qualcuno non lo credeva opportuno. Io e Te ci apparteniamo.
Questo lo sanno tutti ed io sono mossa da Te, come la Tua Mano. Tuo figlio avrebbe capito, nel tempo.
Tu mi hai dato tutto quello che di buono so riconoscere nelle persone, Tu mi hai dato senza voler mai ricevere, Tu mi hai fatto sentire Madre, Moglie, Amica, Sorella ma soprattutto Figlia. Mi hai cresciuto con Amore. Quello di una Mamma... E Tu non sei mia Madre.
Io ancora non ci credo che non ci sei più. Tra poco è un anno.
Ed io sono ancora bloccata, distrattamente ferma a tanti anni fa, quando con le mani negli arancini crudi ascoltavamo Celentano e tutto il resto per me era nulla.
Eravamo ad un passo dal mare, con un caldo africano ed io nemmeno prendevo il sole per scoprire al meglio quello che ci univa, all'ombra di un' amaca.
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